Premiato come Miglior Amaro al mondo ai World Liqueur Awards 2020 e 2021, l‘Amaro Rupes, dal carattere inconfondibilmente calabrese, deve il suo nome alla rupe nelle vicinanze di Roccella Ionica, dove, a fine Ottocento, l’avo dell’odierno proprietario preparava l’amaro clandestinamente. Gusto deciso, ma raffinato, l’Amaro Rupes racconta un territorio e le sue eccellenze, grazie alle trenta erbe officinali e aromatiche del luogo raccolte a mano, tra cui spiccano il finocchietto selvatico, le radici di liquirizia calabrese e l’alloro.
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Rupes produce l'amaro omonimo, premiato come migliore al mondo negli anni 2020 e 2021. Tutto ha inizio intorno alla prima metà dell’800, ai piedi della famosa Rupe di Roccella Ionica, anticamente nota come Anphisia. In questo luogo isolato, un giovane di nome Vincenzo, capostipite della famiglia Errigo, raccoglie di notte le erbe officinali ai piedi della parete rocciosa e le distilla seguendo la ricetta segreta tramandatogli dalla cara madre, per poi vendere gli infusi agli amici più fidati. Una notte, mentre è intento a distillare, conosce Pietro, giovane avvocato del luogo, che si riuniva lì vicino con altri amici per discutere nell’oscurità della notte. Sono un gruppo di intellettuali patrioti, precursori dei moti Carbonari. Vincenzo, che all’inizio è diffidente, accetta di far provare il suo infuso ai giovani, senza mai chiedere di cosa parlassero durante quegli incontri. Qualche volta sente in lontananza Pietro chiamare il liquore “Rupes”, mentre, insieme ai suoi amici, alza il calice esclamando “Evviva la liberà”, “Evviva la Patria”.
Premiato come Miglior Amaro al mondo ai World Liqueur Awards 2020 e 2021, l‘Amaro Rupes, dal carattere inconfondibilmente calabrese, deve il suo nome alla rupe nelle vicinanze di Roccella Ionica, dove, a fine Ottocento, l’avo dell’odierno proprietario preparava l’amaro clandestinamente. Gusto deciso, ma raffinato, l’Amaro Rupes racconta un territorio e le sue eccellenze, grazie alle trenta erbe officinali e aromatiche del luogo raccolte a mano, tra cui spiccano il finocchietto selvatico, le radici di liquirizia calabrese e l’alloro.